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Museo internazionale e biblioteca della Musica di Bologna
On the Road with Duke Ellington, di Robert Drew Steve Plays Duke, di Daniele Ciprì e Franco Maresco
martedì 17 gennaio ore 21.00: CONLON NANCARROW / MORTON FELDMAN
Musik für 1000 finger, di Hanne Kaisik e Uli Aumüller Jackson Pollock, di Hans Namuth e Paul Falkenberg The 1986 Darmstadt Lecture, di Günter Woog
martedì 24 gennaio ore 21.00: JERRY GARCIA & THE GRATEFUL DEAD On the Edge: Nothing Premeditated, di Jeremy Marre Anthem to Beauty, di Jeremy Marre ... a seguire: Garcia & the Dead: schegge 1974-95
martedì 31 gennaio ore 21.00: EDGAR VARESE / LUC FERRARI "Les grandes répétitions": Hommage à Edgar Varèse, di Gérard Patris e Luc Ferrari Presque rien avec Luc Ferrari, di Jacqueline Caux e Olivier Pascal La proiezione verrà introdotta da Brunhild Ferrari e Jacqueline Caux
A n g e l i c A ringrazia
Foto cartolina tratta da: John Cage Meets Sun Ra (Meltdown Records, 1986)
In maniera analoga ai processi psicologici inconsci di proiezione, condensazione eccetera che tanta parte hanno nell’interpretazione degli Electronic Voice Phenomena, questa rassegna promossa dal Museo della Musica e Angelica accosta “voci” di compositori scomparsi di ambiti diversi; “visioni interiori” che in maniera più o meno evidente, sopra o sotto la soglia della coscienza, continuano a dialogare con il presente, e che la distanza temporale ci permette di far “incontrare idealmente” in modi in cui forse gli (o ci) erano preclusi quand’erano in vita, valutando meglio differenze o inaspettate connessioni sfuggite o sottovalutate in prima istanza. Non a caso, immagine-simbolo di è lo scatto che ritrae assieme Sun Ra e John Cage: due mondi sonori apparentemente lontanissimi (anche e soprattutto nella ricezione critica che ebbero) e che eppure si incontrarono effettivamente per uno storico concerto nell’1986, costringendo a ripensare valutazioni consolidate ma nondimeno troppo schematiche. Analogamente, la rassegna prodotta nel 2004 si è occupata di Don Cherry, improvvisatore jazz e mistico, ma che anche Krzysztof Penderecki volle impiegare – assieme a un intero gruppo di improvvisatori - in un suo progetto; ha messo a confronto Cornelius Cardew e il suo modo di concepire l’impegno politica in musica con quello di Luigi Nono; e si è occupata di Pandit Pran Nath, la cui influenza, e del pensiero musicale indiano che rappresentava, si poté avvertire in maniera rilevante sullo stesso Cherry, ma anche su minimalisti da La Monte Young a Charlemagne Palestine quanto su un compositore contemporaneo fuori dagli schemi come Giacinto Scelsi. Per Voci dall’Aldilà II - 2006, la rassegna propone omaggi e percorsi di lettura su Duke Ellington, il cui approccio innovativo all’orchestrazione e al rapporto tra scrittura e improvvisazione in base alle caratteristiche e capacità specifiche dei propri solisti, lo hanno fatto considerare una figura di riferimento da parte di musicisti dichiaratamente “d’avanguardia” quali Miles Davis, Sun Ra (che ne faceva notare anche la sottovalutazione come pianista), John Zorn, e lo stesso Lacy, del quale la rassegna propone l’omaggio a Ellington ideato dagli autori di “Cinico Tv”, Ciprì e Maresco. Seguono Conlon Nancarrow, figura leggendaria di inventore sonoro, per anni confinato in Messico (dove era fuggito durante il periodo Maccartista) e scoperto solo nell’ultima fase della sua vita, considerato da un compositore come Ligeti “grande quanto Bach o l’ultimo Beethoven” e le cui innovative concezioni di canoni poliritmici hanno dichiaratamente influenzato un chitarrista avant-rock quale Henry Kaiser. Nella stessa sera, un omaggio a Morton Feldman, una delle figure più singolari quanto significative della musica del Novecento, creatore di un mondo sonoro assolutamente originale, che ha stabilito collaborazioni con pittori come Rothko e scrittori come Beckett; riferimenti alla sua musica si possono trovare in un gruppo improvvisativo radicale quale gli AMM, ma anche in particolari composizioni di Fred Frith e John Zorn. La terza serata è dedicata a Jerry Garcia, leader con i suoi Grateful Dead dell’unico gruppo che abbia radicalmente inserito l’improvvisazione nelle strutture della musica rock (al punto che nell’88, Ornette Coleman lo invitò a suonare nel suo album Virgin Beauty e ricambiò poi il favore partecipando a due concerti dei Dead); ma anche, attraverso le figure di Phil Lesh e Tom Constanten (che erano stati entrambi allievi di Luciano Berio al Mills College, prima di unirsi al gruppo), innovativi sperimentatori dell’uso dello studio di registrazione come strumento compositivo, come mostra il documentario che narra la lavorazione dell’album Anthem of the Sun (1968), all’interno del quale il gruppo usò accorgimenti sonori dall’uso di un piano preparato alla sovrapposizione nello stesso brano di tracce tratte da esecuzioni diverse dello stesso pezzo (una tecnica che Zappa usò estensivamente più avanti). Infine, una serata dedicata a Luc Ferrari, scomparso improvvisamente lo scorso anno; si aprira con l’intervista che curò per la televisione francese nel 1966 a Edgar Varése – unanimemente considerato il profeta della musica elettronica e concreta (alla quale, nato nel 1883, poté iniziare a lavorare soltanto all’età di 71 anni, grazie agli studi radiofonici francesi), e la cui composizione Dèserts del 54 convinse lo stesso Ferrari a dedicarsi alla musica su nastro; ma la l’influenza più nota della musica di Varése è certamente quella (chiaramente udibile in molti suoi pezzi) su Frank Zappa, che ha spesso raccontato come Varése fosse il suo idolo assoluto (che cercò anche inutilmente di incontrare) dall’età di 13 anni. Dal suo canto Ferrari, co-fondatore nel 1958 del Groupe des recherches Musicales assieme a Pierre Schaeffer, è emerso in notorietà solo negli ultimi anni, grazie all’entusiasmo dichiarato nei suoi confronti da parte di giovani compositori sperimentali come Jim O’Rourke (che aveva preso anche il nome di un suo gruppo, Brise-Glace, dal titolo di una composizione di Ferrari); Ferrari è stato d’altra parte attivissimo fino all’ultimo, anche volentieri collaborando con musicisti decenni più giovani di lui, quali il chitarrista Noel Ackchoté e il “rumorista” francese eRikm, con il quale si è esibito in concerto anche in Italia nel 2004. Walter Rovere |